Il disegno di legge sul testamento biologico che il Popolo della Libertà ha presentato in Senato merita una severa bocciatura.
Se venisse approvato, non solo l’idratazione o l’alimentazione artificiale, ma qualsivoglia trattamento volto a “prorogare” la vita di un paziente diverrebbe obbligatorio, anche contro la volontà dell’interessato e a prescindere dallo stato di avanzamento della sua patologia, dall’irreversibilità della sua situazione clinica e dallo stato di sofferenza fisica e psicologica che egli si trovi a dovere sopportare. La proposta, infatti, introduce nell’ordinamento italiano le Direttive Anticipate di Trattamento, ma le priva di efficacia pratica, escludendo la possibilità di rifiutare trattamenti la cui sospensione possa - direttamente o indirettamente - “cagionare la morte del paziente”.
La volontà del paziente rimane un mero orientamento, espresso in forma non vincolante, e il potere di decisione sulle scelte di cura è interamente assegnato al medico, sulla base di principi, stabiliti per legge, che contrastano con il diritto alla libertà di cura. Alla fine - come in molti temevamo - si fa un grave passo indietro e si propone un testo non “per” ma “contro” il testamento biologico e “contro” il principio del consenso informato, per come oggi esso trova riscontro nella Costituzione e nelle norme dell’ordinamento giuridico.
Nel 2005 una maggioranza di centrodestra aveva approvato nella Commissione Sanità del Senato un testo molto equilibrato, che viene oggi contraddetto su tutti i punti più rilevanti dal testo appena depositato dal relatore del provvedimento, sen. Calabrò. In meno di tre anni si è passati da una posizione di prudente rispetto del principio della libertà terapeutica ad una di totale subordinazione dei pazienti (sia di quelli capaci, che di quelli in stato di incapacità) ad un etica di Stato stabilità dal legislatore. Medici e pazienti saranno meno liberi di scegliere e meno responsabili delle proprie scelte.
Con questa proposta il PDL si impegna in una crociata dissennata contro la libertà terapeutica, che aprirà un conflitto con una parte significativa - se non maggioritaria - del suo elettorato. Al dibattito interno al PDL, che non può essere confinato nelle sole aule parlamentari, devono contribuire i cittadini che, da elettori di centrodestra, chiedono al proprio partito una posizione di maggiore equilibrio.
http://www.facebook.com/groups.php#/gro ... 0719729983Cari aderenti al gruppo “Testamento biologico: voto PDL ma dico NO ad una legge CONTRO la LIBERTA’”,
sono passate trentasei ore dalla costituzione del gruppo e siamo già quattrocento.
Nelle prossime ore continueremo a crescere a ritmi molto sostenuti, grazie all’impegno di molti di voi (che ringrazio) che stanno promuovendo il gruppo tra i propri amici.
In più, ho acquistato un piccolo spazio pubblicitario su Facebook che – spero - ci permetterà di arrivare sullo schermo di tanti utenti Facebook difficilmente raggiungibili attraverso le nostre reti relazionali.
L’obiettivo, a mio parere, è quello di “battere un colpo”, affermare un principio di libertà ed esprimere al grande partito per cui votiamo (e del quale ho l’onore di essere rappresentante in Parlamento) la nostra contrarietà ad un disegno di legge che – nei fatti – rappresenta un passo indietro rispetto al recente passato: come ho scritto nella descrizione del gruppo, nel 2005 il centrodestra aveva promosso e fatto approvare in Commissione Sanità al Senato un testo molto più equilibrato e rispettoso della libertà di sceltà di quello che viene avanzato oggi.
Ovviamente, non si tratta solo di avversare una proposta di legge ma di denunciare il rischio di una chiusura conservatrice e confessionale del Pdl, lontana dai modi in cui su questi temi si discute e si decide nei grandi partiti del Ppe.
Legare il Pdl ad una visione confessionale e “identitaria” dei cosiddetti valori equivale a metter al centrodestra e ai suoi elettori una camicia di forza troppo stretta.
Fare del Pdl un circolo "moralmente esclusivo" mi sembra contrasti con il buon senso e con l’interesse del partito stesso, che dovrebbe guardarsi dalle chiusure ideologiche e dalle tentazioni del massimalismo valoriale. Un grande partito democratico e liberale di un grande paese dell'occidente non può che essere un partito aperto.
Datemi una mano a far crescere questa iniziativa nei prossimi giorni.
Ciao a tutti,
Benedetto Della Vedova